Giorgio Barberi Squarotti – (Cronachette Praghesi)

Cronachette praghesi
(Tracce, 1990)

Dante Marianacci è un poeta ormai d’altri cieli d’Europa, al seguito della sua esperienza di lavoro tra Praga e Dublino, e anche, allora, d`altre visioni d`altre inquietudini, d´altri sogni da quelli del suo passato lirico e meditativo prima della partenza  per il viaggio di esperienza che è stato prima della parola che della vita. La magia di Praga, allora innanzitutto: e sì, nella raccolta c’è anch’essa, in particolare in testi come Portava una signora un nastro azzuro o come Lyra pragensis  o come Non so chi sia, che hanno la trasparenza e, al tempo stesso, la sottile angoscia della apparizioni dei fantasmi ambigui della vita e della storia, con i quali si finisce a convivere nel paesaggio fantastico del castello, dei ponti, delle piazze praghensi, con la difficile consapevolezza che il gelo degli inverni di Praga non è soltanto quello della neve e della Moldava, ma quello piuttosto di un tempo che si è fermato quando si è penato di fermare per sempre aspiriazioni, speranze, la parola dei poeti (e c’è subito, in apertura, l´ironica e, al tempo stesso, appassionata Lettera a Seifert a testimoniare dove la sopravvivenza della poesia si attua, a malgrado di tutto: nelle immagini, appunto, nelle un poco bizzare e affettuose creazioni di luoghi e oggetti fantastici, che appartengono soltanto alla poesia e che non possono essere assolutamente rapiti o negati o vietati).Ma credo che il culmine della raccolta di Marianacci sia costituito dai testi in cui la tragedia della storia più direttamente si incarna nel simbolo di Praga oppressa: con l’evocazione, sì questa magica, di figure dell’allegoria della libertà e della vita vera che s’introducono negli spiragli possibili e nei disguidi dell’oppressione, come nel secondo componimento della seconda parte, che è bellisimo, o come nell’interlocutore del terzo e del quinto, con cui il colloquio avviene nel pericolo, nell’ansia, nella minaccia misteriosa ma incombente, inesorabile, o,  ancora, come nel quarto, con la folla degli studenti in piazza Venceslao evocati come una visione in mezzo alla tetra realtà dei cellulari.La Praga di Marianacci è quella in cui il sogno e il mistero sono, in un interccio inestricabile, quelli della tradizione antica della città, e quelli dell’oppressione poliziesca, della minaccia nascosta, ma sempre presente, quasi palpabile nelle stesse angosce private, dell`anima.L’arte poetica di Marianacci proprio questa doppia faccia tremendamente inquitante dell’esperienza della grande e mitica città straniera è riuscita a rendere con particolare suggestione e intensità , anche in virtù di un verso che ha i lunghi echi in sé di musicale e divina malinconia per la scansione perfettamente misurata delle sillabe, fra liricità ed evocatività, sospeso racconto e scavo della memoria, nettezza della senteza e lenta meditazione.

Giorgio Barberi Squarotti